In un'antica lingua di origine semitica il termine Phaleg stava ad indicare più cose contemporaneamente: la terra (Phaleg-Khaleb-Calabria), il carattere dei suoi abitanti, cioè l'essere erranti, e infine una condizione sociale ed essenziale: la dispersione.
Come per tutti gli elementi ancestrali, che non scompaiono mai del tutto ma restano conservati in qualche luogo della memoria forse è possibile ritrovare un po' di Phaleg anche nella nostra situazione contemporanea di uomini e di calabresi, nelle modalità del nostro vivere e del nostro agire.
Artisticamente, questo ha voluto significare una ricerca, uno sperimentare, a partire dalla tradizione popolare calabrese e dei suoi materiali, attraversando i gusti e le personalità prima di tutto dei musicisti che compongono il gruppo Phaleg. Il risultato è una musica suonata in Calabria, con parentele e legami con musiche suonate in altre parti del mondo, ma qui affonda le sue radici e ne adopera gli strumenti così come oggi ne adopera la lingua: mischiandone i dialetti, aggiungendovi parole e significati nuovi.
La base della sua musica è il patrimonio etnico musicale calabrese, che riemerge tanto nei suoi suoni originali (la lira, la chitarra battente, la zampogna) quanto negli arrangiamenti e nelle soluzioni compositive più sperimentali del gruppo.
Lo spettacolo proposto è una vivace, coinvolgente ricerca attraverso suoni, ritmi e parole che errando per terra, per cielo e per mare chiedono di essere raccolti e raccontati.